i ricordi e il tempo vissuto


Ricordi; sì. mi rendo conto
del tempo trascorso
dai malanni odierni e
dai ricordi – che un tempo
erano i miei ricordi –
ora perduti.

e c’era qualcosa.

mi rendo conto che c’era qualcosa e
che il vuoto ora pesa più del
fardello – che doveva avvolgere quel ricordare –
d’un tempo.
un tempo avrei potuto dire d’aver vissuto e
d’aver visto e udito. ora
posso immaginare,
posso inventare quel tempo.

c’era qualcosa, sì.

e ricordi ricorrenti vorrei averne e
sensazioni vorrei riviverne, ora,
da quel ricordare:
non le corse di bambino, tra erba alta e terra rossa,
non è la prima squilibrata pedalata di bicicletta,
tremante e chiara nel manubrio malfermo; no.
non è il sapore del tuo bacio,
il nostro primo, che ricordo; no.
non è la prima volta che ci buttammo sul d’un letto, vinti
l’uno e l’altra; no.
la nostra stretta di mano, inamovibile, la ricordo
ed era il nostro percorrere per le strette eterne vie
tra stretti eterni sguardi di vecchie case dirimpettaie:
e più strette le nostre mani.
no, c’è qualcosa
ed è una prima volta che rimpiango,
un non ricordo, un vuoto che mortifica:
la prima vista del mare,
libera, e
del mare,
il suo primo mormorio sempre continuo, e
sopra il mormorare,
il suonare del vento, limpido.

tu sei drammaticamente vivida,
il mare, il vento e il cielo, dopo – e dopo te -,
non mi sono più gli stessi.

luca

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