Inumane lacrime


Ci provo,

a momenti guardo al cielo
nella ricerca d’un segno,
l’avvento che possa raccogliermi,
farmi proprio.

Ci provo

ed è un attimo,
la sua profondità non mi tocca,
non gioisco della sua smisurata bellezza.
Mi è impalpabile, non mi appartiene.
Forse un giorno,
come vogliono i santi, ne volerò,
ora i miei piedi si muovono sul selciato.
È qui che vedo vivere e morire,
su questa strada, inutilmente vagabondo,
vivo e muoio per i miei passi.
Non so niente del nulla,
non so nulla di inferno,
niente di pianure incantate.
Le mie scarpe alzano polvere,
le mie gambe soffrono salite e
le discese anche,
una penitenza tutta terrena.
Conosco il mio dolore e non lo so descrivere.
La sofferenza è umana,
tutta solo interiore,
un cielo non la può carpire.

È brillìo d’azzurro un cielo gentile
per gli animi sereni, luminoso
a tal punto da vederne in bagliori.
Un cielo carezzevole, così ampio e
senza macchia,
aggrazia quei cuori di vita gioiosi.

Pesante di colore,
inane d’orizzonti e d’appigli
per lo sguardo verecondo,
al pensiero vi s’apre già muto,
affannato dissolto, irrito
in un inutile svanire senza traccia.
Umiliante naufragarvi
nell’impotenza di trafiggerlo
di veemenze e rancore.

Ci provo

ed è un attimo,
la sua profondità non mi tocca,
non gioisco della sua smisurata fierezza.
Ora è il momento delle nubi
Queste nubi così pesanti,
pesanti anche nel colore
tetre nel loro muovere silente,
non mi spiego come possano fare
alte
non mi spiego come possano resistere
ferme
non mi spiego come possano nutrirsi
e persistere, fuori ogni ragione,
e raccogliere dolore, senza alcun ritegno,
e guadagnare la calma dell’aria, fuor di resistenze.
Spugne del presente,
avanti un futuro da raccogliere,
dietro una pulizia che annulla.
Potessi raggiungerle, intingerei le mani
nel pianto di madre Terra,
innumerevoli inumane lacrime,
non le mie, rese pietra,
rase in grani, sul selciato disseminate.

Luca

Notte di Natale (2013)


E’ delle quattro del mattino

il dono di far parlare i muri,

è dell’umano silenzio

il dono di riuscire ad ascoltarli,

è di questi istanti il lontano pianto di un gatto,

sussulto tagliente che raggela dentro…

 

Buon Natale, mi trovo a pronunziare

a mezza voce

per non farmi sentire

da chi alle quattro del mattino dorme,

per non passare per matto,

per non schernirmi da solo:

un Buon Natale che

torna metallico

sotto la luce dei pali ,

nella testa,

nell’aria fredda

tra mattoni, cemento e

intonaci inerti.

 

Buon Natale a te

che raggeli nell’intimo,

che senti le ossa rompersi,

e nessuna speranza

da tenere in vita.

Buon Natale a te

che alla rugiada mostri

un sorriso dalle labbra secche e tagliate,

sanguinolenti  – vero e falso

come odio e amore -,

a te che mostri d’aver sangue

che è sangue che scorre caldo

dove hai più freddo,

a te che ti mostri vivo.

Buon Natale a te

che hai dismesso

il pensiero della speranza perduta,

alleggerito dal peso di ritrovarla

cammini oltre,

diacce e doloranti le dita nelle scarpe,

cammini oltre.

 

Buon Natale mondo,

Buon Natale a me.

 

luca

Al mare, al vento, di te, per l’arenile, su questa riva


Del trascorso, il peso;
imponente
lascia scie vischiose.
nella lontananza
un veliero naviga pirata
per una linea perpetua,
ove non v’è moto d’onda,
tra schiuma di sale e
la morta calma,
rendo dolore agli occhi,
del qual restarne cieco
varrebbe conforto.
ti scrivo, nel tempo che resta
scrivo anche per me
che del tempo perduto
ne rendo ora conto.
scrivo nelle pagine voltate
al volere del vento,
nel baciamano di fogliame
agitato
al suon del canto d’onde
portate a morire fraterne
per me
chi per la lunga battigia,
chi infranta alla pietra.
di niente, di tutto
disegno, scrivo e riscrivo,
trascino la mano
nella luce ancor cerea
trasportata da fredde,
argentee onde,
scrivo di te che più
non esiti a vestire
di ugual livore;
al contempo
è del mio veleno
cosparso ora il cielo
che rifrange
velato tra un sogno
passato e il vivido nulla,
dono penitente,
calmo suffragio
al giorno suicida.
scrivo di te,
di te disegno
occhi, mani, labbra
e l’attesa è di morirne
di morte giornate
affogando i pensieri
esanimi
rovesciati silenti,
finalmente leggeri;
è di questo arenile,
è per questa riva.

luca

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un sogno sopra gli altri


tutti, tutti noi
abbiamo un sogno,
gli altri
son per noi
gli altri sogni,
son poca cosa.

tutti, tutti all’infuori di nessuno
nutriamo il desiderio,
lo rediamo camicia al sogno,
gli altri sogni s’adornano in solitudine
            [o ne muoiono nel freddo.
tutti, tutti all’infuori di nessuno
abbiamo un sogno e il mio
è vivido: sapessi trascriverlo,
è scrivere del mio amore,
per i tuoi occhi,
nel palmo della tua mano

…per poi lasciarti andare.

il mio
è nell’oblio;
elegantemente
ne vesto,
ne porto indosso la sua blusa:
mi hai raccolto con estrema dolcezza
allo stesso modo,
con altr’è tanta dolcezza
estrema
mi hai spogliato,
lembo dopo lembo,
dal tuo affetto
e con me,
per me, ne hai sofferto.
sapessi scrivere d’amore
per un sogno che ad ora
      [s’adorna di stracci
è nella tua mano che scriverei

…per poi lasciarti andare.

e negli occhi lacrime di un sole
che più di me ha saputo tener
        [forte a sé il tuo cuore.

luca

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preghiera del mattino, della sera, per ogni santissima ora


preghiera del mattino,

della sera,

per ogni santissima ora.

Ci sono libri impilati
sulla sedia
e tu
eri lì, di questi,
tra le pagine cariche del tempo,
finissima polvere nei bordi,
percettibile.
del tuo calore,
nella trasparenza,
trasudava luce e
venava, sensibile
tra parole lette
e arruffati pensieri:
dove sei?
a te, che ti voglio
nascosto a guardare,
flebile oramai chiedo:
lasciami
nella mia pace.
assolto i miei peccati,
i peccati d’altri e
possibili venturi, liberami.
dall’amare liberami,
dammi altra forza
e passione e gioia
di guardare nella luce
d’un vero sole,
ora freddo e livido,
ora troppo distante.
mi hai reso schiavo
di niente: perché?
mi costringi
nel dolore del rimpianto,
nell’amore per amore,
per amare cosa?
una assenza.
se è atroce e contorto
il tuo volere, poni fine;
si sbaglia tutti,
non ne sei immune.
sei in alto e guardi
con occhio pigro, sei stanco,
pur tuttavia,
a te rivolgo
smisurato ringraziamento:
e la terra gira,
la vita
vive
nel pattume della miseria e
il fuoco della rovina
è vivo
alla stessa maniera.
tanto facile ne hai reso
pronunciare il tuo nome e
sorde le tue orecchie
che continuo,
continuo ad implorare:
se hai voglia di giocare
una carta ancora,
di scommettere nell’impossibile
di una tua creatura,
proteggimi dall’amare
svuotandomi dal castigo che
brucia in vena, avvolge
cuore e vista e ne dilania.
dal devastato cielo
ritorna a me.

luca

di un amore perduto (12, Marzo 2007)


di un amore perduto, il ricordo?

no, no…

di un amore perduto, la sua assenza.

di un amore perduto, la vertigine del baratro.

di un amore perduto, il tormento fisico.

di un amore perduto, la vista che si annebbia.

di un amore perduto

un soffio gelido in piena estate.

occhi gonfi che guardano al cielo

nella vana speranza di rivedere

occhi conosciuti ed amati.

del mio amore perduto.

luca