Occhi neri


 

 

Del nero degli occhi solo il colore.
Oltre, la profondità interiore,
uno sguardo secco, fermo,
un vedere inesorabilmente lontano.
Della fissità dello sguardo
la certezza di ciò che osserva,
la tua consapevolezza,
la paura nel fallimento, nell’incertezza.
Non c’è (vuoto) altro in cui trovar rifugio.
L’aria, permea d’ogni presenza,
del laconico fruscìo d’ogni onda,
non protegge, ministro d’un boia ti sostiene
nella mancanza fisica delle forze,
delle gambe ormai del tutto assenti.
Fuori e dentro, niente a cui appigliarsi,
l’acre acidità d’un rigurgito trattenuto
al cospetto di questi occhi riflettenti
il tuo vissuto, la presente e futura vacuità.
Quest’orizzonte, un cane fiero commiserevole,
non dà scampo, morde l’interstizi ormai in gola.

luca

Di te, in eterno.


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Cosa mi resterà di te tutto
Quando gli anni non mi restituiranno fiato,
Quando una sedia mi vorrà su di sé fino al sonno?
Cosa mi resterà di questo abbaglio tutto
Quando colore e ombra non distinguerò,
Quando la luce monotona appiattirà lo sguardo come in un disegno?
Cosa mi resterà del respiro suadente tuo
Quando gli ultimi suoni ignorerò inascoltati,
Quando i rumori non troveranno più motivo per sconcertarmi?
Cosa mi resterà di tal persistente odore
Quando la morta aria non saprà d’altro,
Quando non distinguerò profumi, nè ristagni?
Cosa mi resterà del tempo consumato in te
Quando i rintocchi saranno inutilmente lunghi,
Quando i silenzi nel susseguirsi dei secondi non saranno più roboanti?
Dio volendo, qualcuno prega.
Dio vorrà, qualcuno teme.
Qualcosa mi butterà in te per l’ultima volta, per l’eternità
Quando chiuderò gli occhi e spegnerò il presente,
Quando una stanza mi saprà suo per sempre.
luca