vivere la notte


Ci sono lacrime che non ti spieghi,
sgorgano inaspettate,
nate per colmare, in rivoli, un vuoto desolante.

BLACK_10_06_2018 15_02_08

Dovrei vivere la notte,
di notte la testa non dorme e
il cuore che batte sono pugni al petto,
Il respiro accresce e l’aria manca sempre.
Dovrei avvolgermi meglio nella notte,
la vista di notte è più libera,
al biancore di luna
le immagini più vivide,
i passi, macinanti, più rumorosi.
Dovrei impegnate le ore più tetre,
incalcolabili,
baciare l’illuminazione circoscritta per le strade.
Dovrei imparare ad amare questa luna
nella misura dell’odio che provo per la forza abbagliante del sole.

Mi hanno parlato, di te
stai bene, dicono,
non soffri grandi disagi,
ti muovi in bicicletta, per la città.
Mi hanno detto, di te:
sei serena, dicono,
non lamenti grandi pensieri,
ti muovi con fierezza, per le strade di questa città.
Io sono sempre sulla stessa strada,
l’unica che non percorri più,
che non calpesti più.

Dovrei vivere la notte,
questa notturna strada
umida d’umori,
viso freddo e occhi umidi,
una notte intrisa di profumi muschiosi,
sguardi certi e di gatti sagoma
schiacciati agli argini.
Il giorno non mi appartiene.
Il giorno umilia l’anima,
la notte muta i sensi.

La strada prima o poi ritorna.
La terra schiacciata sotto i piedi la riconoscerai,
anche in vecchiaia.
È già successo e succederà ancora:
dieci, vent’anni, ti rivedrai più fermo della prima volta
per quella stessa strada.
È già successo e succederà ancora:
gli sguardi si incroceranno, i richiami li sentirai,
non potrai far finta di non vedere,
di non sentire una seconda volta.
È già successo. Succederà ancora.
Dovrei impegnare l’udito ed il pensiero
ascoltare questa oscurità che sa parlare,
che sa raccoglierti,
ascoltare il dramma nel silenzio,
quando nessun cane ringhia:
di notte, prede, predatori, si è tutti silenti
preda resti fermo, disarmato, stupito
o corri, corri veloce più del tempo.
A te preda la vita muore istante per istante.
Predone resti fermo, concitato, stupito
o corri, corri veloce più del tempo.
A te predatore la vita sfugge via istante per istante.
Non posso contare ogni granello di terra
raccolto tra le mani,
nient’altro che una manciata di pensieri
calpestati, sputati, mischiati da te e dal tempo,
la strada ne contiene senza misura.
Azzittito, intimorito, ci cammini sopra.
Nessuna stanchezza nelle gambe,
hai ancora un passo veloce
quando il trascorso ti ha insegnato tutto e non ne hai carpito niente,
su questa terra resti pur sempre in piedi, silente,
smarrito, preda e predone di te stesso.

luca

luna deridente


Tu che osi sfidarmi, che mi vinci
costantemente,
tu che provochi i mie passi lenti, tu
morirai delle mie paure.

La luna guarda tutti indistintamente,
non prova brivido per i miei errori.
il cane, col suo muso poggiato sulla gamba,
ha più memoria di me,
ha più fegato di me.

Tu grida e perditi per questa superficie,
grida e perditi per questo deserto
e, se hai coraggio, affoga.
affonda nelle viscere, rivivi il tempo.
tu grida, che nel silenzio circostante
l’urlo ha sapore di ricchezza.
tu, che di silenzio sei un misero,
grida e perditi
sospinto dai ricordi raccolti nel vento.
grida, perditi in esso.

Nel vuoto sei la tristezza d’una luna deridente,
sei gelido.

luca

In tavola, tra una cena bruciata e una bottiglia di vino


Hai bruciato la cena,
al mattino hai timbrato in ritardo,
ti perdi nei grovigli di cavi e
non ne esci;
è tua ogni colpa,
di ogni passo ne fai un errore:
cane all’angolo, offeso,
ti pesa tra gli occhi l’indice
puntato da tutto un passato,
minacciosa è la mano
della intiera umanità.

Quale percorso perverso
ho lastricato per titolarlo a mio nome?

Quanta vita riflessa può
scorrere in superficie,
vita arruffona,
distorta e facile
per chi non l’ha vissuta.
uno specchio di vino rosso,
riflette solo quel poco di luce
e sopra,
sopra vi è
uno stuolo di santi curiosi
vergognosamente silenti
nei giorni rudi, silenti
finanche nel sole più alto
dei giorni migliori.
Un lungo sorso,
un bicchiere ancora,
magari
e giù di vino,
giù la vita riflessa,
giù lo stuolo di santi
e…

ho una gomma
pietosamente a terra;
domani, ancora tardi:
per questa sera
si fotta;
giù anche lei,
sozza,
tra la candida schiera
dei tanti benpensanti.

luca

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