Un abbraccio, un bacio, uno schiaffo e sei passata oltre.


 

orizzonte mare sunscreen m

 

Mi sei venuta incontro:
un sorriso, una parola accennata,
un abbraccio e un bacio.
Uno schiaffo e
sei passata oltre.
Del sorriso aperto,
ammiccante di fantasie, gioia di vita,
mi emoziono ancora.
La tua voce
in giravolte di sogni e speranze, accesa e sicura,
nella mia testa risuona ancora e
al calore del tuo abbraccio,
in mani ora giunte, ora curiose esploratrici su per la schiena,
mi stringo forte ancora.
Le tue labbra
vive di fremiti e d’umori,
pregne di moti d’acqua, salsedine e sole,
per la mia bocca e sulle mie labbra,
le bacio ancora.
Lo schiaffo, secco e violento,
oggi come allora,
l’animo mi tiene sveglio,
sulla pelle mi brucia ancora.

Ti ho reso pietra con forza scagliata nella quiete,
in questo rifulgente specchio d’acqua
di morta oleosa superficie,
s’apre a te cupa di profondità,
agli occhi fibrilla di moti dimenticati,
nel tempo fantasticati, talvolta mai vissuti.
Ho moltiplicato il desiderio di te stracciandoti,
gettandoti in pezzi disfatti a galleggiare
nell’immobilità delle mie azioni,
nella falsità dei ricordi, nell’insanabile memoria.
Non esisti altrove e ti rivivo qui
dove non oso bagnare i piedi,
dove vorrei tu fossi,
dove la paura di immergere un dito è
più forte della voglia di ritrovarti.

Luca

Di te, in eterno.


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Cosa mi resterà di te tutto
Quando gli anni non mi restituiranno fiato,
Quando una sedia mi vorrà su di sé fino al sonno?
Cosa mi resterà di questo abbaglio tutto
Quando colore e ombra non distinguerò,
Quando la luce monotona appiattirà lo sguardo come in un disegno?
Cosa mi resterà del respiro suadente tuo
Quando gli ultimi suoni ignorerò inascoltati,
Quando i rumori non troveranno più motivo per sconcertarmi?
Cosa mi resterà di tal persistente odore
Quando la morta aria non saprà d’altro,
Quando non distinguerò profumi, nè ristagni?
Cosa mi resterà del tempo consumato in te
Quando i rintocchi saranno inutilmente lunghi,
Quando i silenzi nel susseguirsi dei secondi non saranno più roboanti?
Dio volendo, qualcuno prega.
Dio vorrà, qualcuno teme.
Qualcosa mi butterà in te per l’ultima volta, per l’eternità
Quando chiuderò gli occhi e spegnerò il presente,
Quando una stanza mi saprà suo per sempre.
luca

il cercatore d’oro


Non è più nel sogno, il silenzio,

né del sonno.

non è in questa notte né

tra le immagini mute alla TV.

non è il mio piccolo mondo,

non è della stanza chiusa

vera o immaginaria,

non è della mia testa,

non lo è stato mai della morte né

del vento o del cielo,

non si trova tra gli ulivi, per la campagna,

non è di questa terra

il silenzio.

il silenzio.

qualcosa più come la cloaca di genti chiassose,

falsamente divertite,

bruciate al sole, spellate dal vento,

il sovrastare di frenetici arnesi al lavoro,

di utensili che battono rumoreggianti

tra voci bestemmiatrici;

forse è lì, il silenzio,

senza importanza né peso

o lo è delle immersioni in acqua

tra la vista corta e spenta,

nel moto lento e il sangue ritmato

che odo battere per le tempie.

Solo in questo.

Per il resto è la mia voce, sempre.

Un mescolo di pensieri maledetti,

sempiterni

d’ogni interminabile vivo istante.

luca

meglio dormire


Cosa mi porta a
cercare
ove non v’è,
nel pesto silenzio
macchiato dai respiri,
ove i fruscii di stoffe
cadono pesanti,
senza eco, né
percezione
di spazii?
Cosa mi spinge a
cercare
una parola elegante
sontuosamente
ramata da visioni
o sensazioni
o richiami di colore
o lampi di colore
o semplice,
flebile candore,
ove non v’é
che pesanti silenzi,
ove alzar le mani
per quanto grandi
non fan più paura,
ove il dolor di
labbro morsicato
muore svuotato
di senso,
ove l’ultima passione
lacera e malata
ne resta fuori
senza vento
a sbuffargli contro,
ove vecchi cani
non muovono più,
ove non v’è gatto
voglioso di caccia,
ove i ratti non si mangian
neanche tra loro?
Cosa mi porta a
lanciare
occhi aperti alla notte?

Dormi luca,
dormi ora.
Dimentica pur gli occhi e
dormi;

ora.

luca

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Il tempo se ne infischia disinteressato


mostro calma al mondo,
ai pedoni fuori dal lunotto,
al sole che illumina l’abitacolo
e ne scalda l’aria
e me fin troppo.
talmente fermo è
il tempo,
nella sua grandezza che
a girarci attorno sono io
godendo e patendo
ora qui, ora là,
poco importa.
lati di luce, forte,
stralci di ombre
e della luce ne soffro,
nell’ombra respiro.
non c’è pozzo d’acqua in città,
nè orto vivo.
non c’è gradinata libera,
nè chiesa capace d’ascoltare,
non c’è spazio per sedere,
nè più silenzio
altrove,
per gridarci dentro.
ombra è
pensare,
pensare è
gridare
eppur a pensare mi riesce
mentre il tempo è fermo
ad un semaforo spento
e quel che resta
non è poco,
non è troppo poco
per far quacosa;
eppur non basta
che per girarci in tondo.
oltre, il pedone s’affretta,
il traffico esulta.
dentro io, silenzio,
tre sedili muti,
una luce che acceca, ma
se la s’incontra.

luca

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