Un abbraccio, un bacio, uno schiaffo e sei passata oltre.


 

orizzonte mare sunscreen m

 

Mi sei venuta incontro:
un sorriso, una parola accennata,
un abbraccio e un bacio.
Uno schiaffo e
sei passata oltre.
Del sorriso aperto,
ammiccante di fantasie, gioia di vita,
mi emoziono ancora.
La tua voce
in giravolte di sogni e speranze, accesa e sicura,
nella mia testa risuona ancora e
al calore del tuo abbraccio,
in mani ora giunte, ora curiose esploratrici su per la schiena,
mi stringo forte ancora.
Le tue labbra
vive di fremiti e d’umori,
pregne di moti d’acqua, salsedine e sole,
per la mia bocca e sulle mie labbra,
le bacio ancora.
Lo schiaffo, secco e violento,
oggi come allora,
l’animo mi tiene sveglio,
sulla pelle mi brucia ancora.

Ti ho reso pietra con forza scagliata nella quiete,
in questo rifulgente specchio d’acqua
di morta oleosa superficie,
s’apre a te cupa di profondità,
agli occhi fibrilla di moti dimenticati,
nel tempo fantasticati, talvolta mai vissuti.
Ho moltiplicato il desiderio di te stracciandoti,
gettandoti in pezzi disfatti a galleggiare
nell’immobilità delle mie azioni,
nella falsità dei ricordi, nell’insanabile memoria.
Non esisti altrove e ti rivivo qui
dove non oso bagnare i piedi,
dove vorrei tu fossi,
dove la paura di immergere un dito è
più forte della voglia di ritrovarti.

Luca

Irrompi primavera


Oltre l’orgasmo tra i fiori, oltre i capelli d’un tempo e le mani tue,
oltre quel tempo.
oltre il mare di primavera che smonta,
che placa le sue viscere al sole,
oltre il vento ora piacevole che sfrega
sul viso e la barba,
oltre,
tra le pieghe degli abiti e
tra gli alberi freschi di nuove foglie,
ben oltre
ed oltre ancora.

oltre i passi già sofferti
d’assenze e di presenze,
di inciampi e di cadute,
oltre l’amaro, oltre le risa al vuoto del cielo,
oltre.

oltre l’orgasmo tra fiori avvizziti, oltre i capelli d’un tempo e le tue mani assenti,
oltre quel tempo, oltre
oltre le voci solo mie, oltre le parole solo tue, oltre gli sguardi,
oltre le voci solo mie, oltre le urla solo tue,
oltre.

oltre le lacrime spente,
oltre.

oltre le paure,
oltre.

oltre tutto, noi.

luca

un po’ l’alba, un po’ i tramonti


“Bisognerebbe dormire ma
un po’ e un po’,
nel giorno e nella notte
per non nascondersi per troppo tempo
negli anfratti della mente, nei sogni,
nei buchi vacui, per non sfuggire
al bello del giorno, al bello della notte.”
e m’accompagna il pensiero
come me sveglio
sino a quest’alba,
noi, fervidi compagni,
lontani dal buono della notte:
“Mai solo alba, mai solo tramonti.
Un po’ e un po’,
la vita, la nostra, li contempla entrambi”.

Sensazioni di secchezza.

un po’ di frescura

dal sapore di menta,

di liquirizia e
che sia forte,
che geli palato e gola,
fredda voce alla soglia del dolore
è quanto vorrei ora
rapito in questo letto,
raccolto in questi pensieri:
che sembri gelida l’aria che respiro e
che ne possa sentire il passaggio,
rapido, tagliente,
questa è la vita, questa vita:
fresca al limite del raggelo ,
godibile alla lunga, tenue
sino al ricordo;
quel vano dolore d’un ricordo.

Non ho visto tramonto
per un letto
nè speranze di sonno.
Non vedrò alba
disteso nel torbido
rimbocco di mante inviolabili,
nei pensieri e

non mi spaventa la notte,

non mi spaventano le albe o
il giorno fatto,
non mi impressiona la strada,
né la folla, né la sola campagna,
non è la tua assenza, il disamore, né
l’asettica sensazione del momento,

questo momento
o la mancanza del fiato corto,
del sudore di noi,
dei silenzi vestiti a festa.

non ho temuto la tua voce
severa;
temo me.

luca

meglio dormire


Cosa mi porta a
cercare
ove non v’è,
nel pesto silenzio
macchiato dai respiri,
ove i fruscii di stoffe
cadono pesanti,
senza eco, né
percezione
di spazii?
Cosa mi spinge a
cercare
una parola elegante
sontuosamente
ramata da visioni
o sensazioni
o richiami di colore
o lampi di colore
o semplice,
flebile candore,
ove non v’é
che pesanti silenzi,
ove alzar le mani
per quanto grandi
non fan più paura,
ove il dolor di
labbro morsicato
muore svuotato
di senso,
ove l’ultima passione
lacera e malata
ne resta fuori
senza vento
a sbuffargli contro,
ove vecchi cani
non muovono più,
ove non v’è gatto
voglioso di caccia,
ove i ratti non si mangian
neanche tra loro?
Cosa mi porta a
lanciare
occhi aperti alla notte?

Dormi luca,
dormi ora.
Dimentica pur gli occhi e
dormi;

ora.

luca

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impudica orgia


impavido, guidi verso il mare
senza timore,
non pensi al freddo
su per la schiena,
fermo ai semafori
chiudi gli occhi all’ultimo
lascivo sole:
velenoso riflette
tra te e l’asfalto,
ne gonfia l’aria
tra lagrimose particelle e
indiavolati colori.
impavido, affondi i piedi
nella battigia e
non pensi al freddo
su per la schiena
contrappunto al caldo che
ne ha infuocato mare, cielo e terra
istigati da quel sole
che basso ora si cela,
via dagli occhi,
alle tue spalle,
nell’oscura pineta
che solo avverti,
che è nella tua testa
dove aghi di luce
tra gli aghi dei pini
ne colmano i vuoti,
nel perfetto divorzio
dallo specchio d’acqua
al fuoco d’amore.
è quel che ne resta
per i tuoi lagrimosi occhi,
nei piedi gelidi
come te prigionieri,
per il tepore liberato nel velo d’aria,
per l’ultimo fremito d’acqua
che nel volo
ne riflette il passaggio.
impavido, rivolto al vuoto orizzonte,
senza pesare il freddo
su per la schiena,
posi gli occhi
nell’ultimo spasmo,
l’ultimo sincopato segno
d’un impudica, violenta orgia
vissuta nel ventre
profondo
tanto pieno e tanto vuoto,
terminata
col calar
del flebile sole.

luca

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del tempo perduto


maledetto è il tempo
per me,
per chi ha bisogno del ricordo,
per chi ne ha fame o
lo sente morire.

parlarmi dell’amore,
toglimi il miele che è troppo
che nel dolce
brucia il vivo ad ogni sapore.
parlami di
un tempo vissuto,
di lande solcate e
abbandonate.
parlami di quel che è perduto.

ricorda, ricordamelo:
cosa è stato
del volo a fior d’asfalto,
dell’esplosione
che brillava di giorno e
riluceva nelle notti,
dei morsi alla vita
fumata, ingoiata e sputata?

pensalo.
rivivilo lievemente
negli spazi di tempo.
guarda lontano,
via dal presente,
oltre ogni oggetto,
oltre lo spazio più vasto,
lontano oltre tutto.
lì ci troveremo
come ad un tempo,
ti ascolterò e
ne mangerò forse ancora.

luca

a distanza


La notte è piovuta giù
dall’infinito,
tra gocce scagliate al catrame,
tra foglie tagliate nel vento,
copiosa bagna il tutto,
nel tutto si distingue, è fiera.
Pugni al vetro ne sento l’odore,
pugni al vetro ne sento il tremore.
Pugni al mondo ne fuggo nascosto;
codardo.
Piove una notte, ad occhi aperti,
rimandi al giorno
di una vita curva,
luce d’un sole presto celato,
tra i riflessi,
solo luce
annusata.

Posso aver pianto, guardandoti,
dolorose lacrime
nei passaggi soffiati, tagliati e
spezzati dal tempo,
falsi, orrendi,
ingiusti o troppo veri.
Posso aver riso, guardandoti,
gioiose lacrime
nei barlumi di luce, volitivi,
leggeri, surreali o tanto veri.
Posso aver amato il tuo volto
e pianto la sua assenza
pregnata del vuoto che resta,
intrisa del nulla che spezza,
che annienta.
Posso sperare nel biasimo, misero,
solo in esso,
dal tuo tempo concessomi,
forse,
magari un giorno;
quel tempo non è più

luca