Memorie nel vento


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Oggi questo stormire tra gli alberi:
sfiorato, costretto ad abbassare lo sguardo
il sospiro della memoria
lieve affiora sulla pelle,
è un brivido dal celato ricordo.

Domani, forse cesserà,
l’aria mancherà,  guardare al cielo
con occhi rapaci non servirà più a niente.

Bisbigli di rametti e foglie,
di santi che soffiano al fuoco,
mistificante l’animo rabbrividisce
tra intrecci di falsati ricordi,
di perse speranze.

Eppure un altro tremore tradisce:
nell’evanescente luce diramata giù dal vento,
un altro brivido illuminante,
un’insensata gioia accresce dentro.

Ti sei mai provato in un urlo?
In un urlo che interessi le profondità del petto,
un urlo muto, dalla bocca serrata,
incarnato nei muscoli contratti,
nei nervi talmente tesi da farli vibrare?
C’è una sensazione grande di liberazione
straripante da occhi eloquenti, luccicanti,
di lacrime taglienti.
Lo hai mai provato? E un salto?
Ti sei mai provato in un salto?
In un salto che interessi le ginocchia molli
Un salto fermo inscenato in vertiginose mancanze 
nelle anche tanto leggere da parer assenti?
C’è una sensazione grande di avida felicità
vibrata da piedi malfermi, insicuri.
Lo hai mai provato?

Ho provato a vivere un attimo d’esaltazione,
un istante di furore interiore, ma ci vuole altro
per volare, per gridare alla memoria «di te ho bisogno, ti cerco, ti vinco!».

luca

passi odierni


Non c’è forza
nel muovere un passo dietro l’altro.
c’è l’abitudine di oggi,
c’è sforzo e c’è esigenza,
e son passi che pesano
lontano da te.
tanto più pesanti,
più lenti, tanto più inutili, oggi,
lontano da te.
i rondoni, gli storni di giugno,
rapidi tra balaustre e cornicioni,
vorticanti e chiassosi sulle cime dei
folti melograno, oltre il recinto,
stridono ancora ma non li sento e
quel balcone, sulla porta socchiusa al vento,
assolato di pietra e di muschio, di odori e di fiori
è già memoria spenta.
le lenzuola calde sul letto, roventi
al sole filtrante,
pregne di noi,
tra il pulviscolo dei pollini e l’azzurro fuori
d’un cielo che irrompe di luce
nella penombra dentro,
giacciono ora fredde di memoria ostinata,
raccolgono silenzi di quel tempo,
lasse sensazioni.
restano passi odierni, passi lenti
lontano da te,
conservano orme di quel giugno:
vuote.
son passi dovuti al giorno,
forzati al vivere,
lontano da te.

luca

della notte e di me, ora


della notte, di questa che sento,

del suo peso, del silenzio e

della onnipresenza tutta sua e

del battito del cuore.

del fiato condensato,

dell’incespicare nei miei passi e

dei miei passi,

del marciapiede e

dell’asfalto che calpesto.

del cane nel guinzaglio

che mi precede,

dei lampioni a zig zag

lungo i lati,

per strada.

la strada, quel che non vedo e so esserci,

del buio in quel che non ricordo,

del ricordo melanconico di quel che ero.

ero…

di quel che ho perduto.

di me, della luce sulla testa,

dell’ombra corta ai miei piedi,

del dondolio delle punte delle scarpe,

del mio sguardo

basso in terra a guardarne i passi,

del luccichio fluorescente nell’asfalto bagnato,

l’umido di una pioggia trascorsa e

del mio inspirare profondo,

rumoreggiante.

dell’amore che è fuori e

che è dentro.

dell’amore.

del sorriso agli angoli delle labbra,

della leggerezza nel buio che tace,

che osserva,

la leggerezza del buio e

della vita chiusa dentro,

in ogni androne

illuminato o spento e

della mia, qui,

fuori da tutto,

fuori da tutto e

da me.

di me, ora

e per il giorno che farà.

luca