Di te, in eterno.


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Cosa mi resterà di te tutto
Quando gli anni non mi restituiranno fiato,
Quando una sedia mi vorrà su di sé fino al sonno?
Cosa mi resterà di questo abbaglio tutto
Quando colore e ombra non distinguerò,
Quando la luce monotona appiattirà lo sguardo come in un disegno?
Cosa mi resterà del respiro suadente tuo
Quando gli ultimi suoni ignorerò inascoltati,
Quando i rumori non troveranno più motivo per sconcertarmi?
Cosa mi resterà di tal persistente odore
Quando la morta aria non saprà d’altro,
Quando non distinguerò profumi, nè ristagni?
Cosa mi resterà del tempo consumato in te
Quando i rintocchi saranno inutilmente lunghi,
Quando i silenzi nel susseguirsi dei secondi non saranno più roboanti?
Dio volendo, qualcuno prega.
Dio vorrà, qualcuno teme.
Qualcosa mi butterà in te per l’ultima volta, per l’eternità
Quando chiuderò gli occhi e spegnerò il presente,
Quando una stanza mi saprà suo per sempre.
luca

della carne, nell’anima, del cuore


Ti ho nascosta, tante volte,
tra le mie parole, negli spazi.
talvolta traspari
tra gli anfratti dei pensieri,
in quel che celano,
in quel che esprimono.
un cumulo ruvido
posto sul fondo,
eroso dai livori e dal tempo,
un muro raccolto, inamovibile,
sotto un cielo terso.
Mi sei arrivata dentro,
un luogo sacro e invisibile,
per me in gola – e si contrae,
sino al chiudersi, un vuoto d’aria
ad ogni pensiero di te.
Mi sei arrivata dentro e
hai fatto casa nell’anima,
luogo sacro e invisibile,
per me negli occhi – e straripanti,
pieni di liquide immagini,
si mostrano in rivoli
ad ogni ricordo di te.
Mi sei arrivata dentro,
mi prendi in gola e sei nell’anima,
mi hai nella carne – e del corpo,
luogo concreto e visibile, la carne trema
di rabbia e nervosa passione,
quando tra gola e anima tocco il tuo volto
e inerme ne resti intangibile, lontana
da me.
Luca

Il tempo se ne infischia disinteressato


mostro calma al mondo,
ai pedoni fuori dal lunotto,
al sole che illumina l’abitacolo
e ne scalda l’aria
e me fin troppo.
talmente fermo è
il tempo,
nella sua grandezza che
a girarci attorno sono io
godendo e patendo
ora qui, ora là,
poco importa.
lati di luce, forte,
stralci di ombre
e della luce ne soffro,
nell’ombra respiro.
non c’è pozzo d’acqua in città,
nè orto vivo.
non c’è gradinata libera,
nè chiesa capace d’ascoltare,
non c’è spazio per sedere,
nè più silenzio
altrove,
per gridarci dentro.
ombra è
pensare,
pensare è
gridare
eppur a pensare mi riesce
mentre il tempo è fermo
ad un semaforo spento
e quel che resta
non è poco,
non è troppo poco
per far quacosa;
eppur non basta
che per girarci in tondo.
oltre, il pedone s’affretta,
il traffico esulta.
dentro io, silenzio,
tre sedili muti,
una luce che acceca, ma
se la s’incontra.

luca

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del tempo perduto


maledetto è il tempo
per me,
per chi ha bisogno del ricordo,
per chi ne ha fame o
lo sente morire.

parlarmi dell’amore,
toglimi il miele che è troppo
che nel dolce
brucia il vivo ad ogni sapore.
parlami di
un tempo vissuto,
di lande solcate e
abbandonate.
parlami di quel che è perduto.

ricorda, ricordamelo:
cosa è stato
del volo a fior d’asfalto,
dell’esplosione
che brillava di giorno e
riluceva nelle notti,
dei morsi alla vita
fumata, ingoiata e sputata?

pensalo.
rivivilo lievemente
negli spazi di tempo.
guarda lontano,
via dal presente,
oltre ogni oggetto,
oltre lo spazio più vasto,
lontano oltre tutto.
lì ci troveremo
come ad un tempo,
ti ascolterò e
ne mangerò forse ancora.

luca